Il rifugio per cani: l’abbandono si trasforma in rinascita

Il rifugio Millemusi
Oggi ci troviamo a parlare del Canile Millemusi, situato presso contrada Acquarasta, una realtà che rappresenta un punto di riferimento fondamentale per la tutela e la cura dei cani abbandonati. In Italia sono presenti ben 69 sedi della LNDC distribuite su tutto il territorio nazionale. A Messina il rifugio nasce circa 15 anni fa con l’obiettivo non solo di creare un canile, ma di costruire un vero e proprio luogo di accoglienza e rinascita per i nostri amici a 4 zampe.
Oggi la struttura ospita circa 400 cani, ognuno con la propria storia. All’interno del rifugio, questi animali trovano un posto sicuro dove trascorrere parte della loro vita: cucce pulite e calde, ambienti protetti e personale qualificato che ogni giorno si impegna per garantire condizioni di vita dignitose. Grazie al lavoro costante dei dipendenti, viene mantenuta un’igiene rigorosa all’interno dei box per evitare la proliferazione di malattie; inoltre, viene assicurato un pasto quotidiano a tutti i cani, rispettando le diete specifiche per cuccioli, anziani e soggetti con patologie. Il personale si occupa anche della somministrazione delle terapie farmacologiche necessarie, seguendo con attenzione ogni singolo caso.
I volontari
Un altro pilastro sono i volontari che dedicano tempo al rifugio, garantendo felicità a tutti i cani. Per l’occasione abbiamo intervistato Tindara Frignano, una volontaria del rifugio, proprietaria di una toelettatura, che da professionista da una mano nel lavaggio di cani di adozione prossima e di cani soggetti a dermatite che necessitano di bagni curativi.
Dice anche “un affidatario preferisce un cane più pulito quindi noi regaliamo bagni a chi ne ha bisogno, aiutandoci anche con le offerte fatte in negozio”
Come ci racconta l’Avvocato Aldo Alibrandi, Presidente della fondazione di Messina, “il rifugio è il luogo dove la cura diventa dedizione quotidiana”. Durante l’intervista, ci spiega la differenza tra un canile e un rifugio: un canile è una struttura di primo soccorso, dove i cani restano per un tempo limitato, “una fase di passaggio”. Il rifugio, invece, nasce con un’altra finalità: offrire un percorso di riabilitazione sociale e psicologica, affinché il cane possa ritrovare serenità.
Abbiamo chiesto all’avvocato se esiste una procedura specifica prima di un’adozione. La sua risposta è stata chiara: per l’associazione LNDC non si tratta semplicemente di consegnare un cane, ma di creare un legame profondo, perché l’adozione è “un matrimonio che deve durare tutta la vita”. Prima dell’affido viene richiesto alla famiglia di compilare un modulo conoscitivo per comprendere abitudini e contesto abitativo. Segue poi il colloquio di Pre-affido, un momento di confronto tra volontari e adottanti per verificare che l’ambiente sia sicuro e per discutere delle responsabilità che comportano l’ingresso di un nuovo membro in famiglia. L’ultimo passaggio è la conoscenza diretta in rifugio: i volontari invitano più volte gli adottanti per familiarizzare gradualmente con il cane.
Come deve essere l’adottante?
Il presidente aggiunge: “Non cerchiamo una villa con giardino, ma una testa consapevole e un cuore grande”.
Durante l’intervista ci è venuta una curiosità, il rifugio ha mai declinato un’adozione? Purtroppo sì, e le motivazioni sono chiare: incompatibilità tra cane e stile di vita, mancanza di sicurezza e consapevolezza, oppure una visione utilitaristica dell’animale. Come afferma l’avvocato, “Ogni rifiuto è una sconfitta a breve termine. Preferiamo aspettare sei mesi in più per vedere il cane felice per sempre, piuttosto che rischiare di vederlo tornare da noi con il cuore spezzato dopo una settimana”.
Microchippare, sterizzare e soprattutto…Non abbandonare!
L’Avvocato Alibrandi ci ha anche suggerito diversi modi per aiutare questi animali: donare tempo – perché “le crocchette riempiono la pancia ma il tempo riempie il cuore” – sostenere le adozioni a distanza, offrire supporto professionale come fotografi, educatori cinofili o esperti di comunicazione, condividere le foto dei cani in cerca di casa e contribuire tramite il 5×1000 per affrontare cure e interventi costosi. Ma il consiglio più importante resta quello di essere proprietari responsabili: “microchippate i vostri cani, sterilizzateli e non abbandonateli!”.
L’intervista si conclude con una frase che racchiude l’essenza del rifugio: “ogni piccolo gesto, se fatto con costanza, è un mattone che tiene in piedi questa casa comune che è il nostro rifugio da 15 anni”.
Io stessa sono stata una volontaria e dare una mano ad un rifugio che conta sulla salute dei nostri amici animali è una vera e propria pulizia per l’anima e da un’immensa soddisfazione vedere cani felici e salvi dai pericoli della strada, grazie alla gente che sta dietro l’idea del rifugio Millemusi.
Adriana Donato IV A Liceo scientifico Sezione Quasimodo


