“Novembre” di Giovanni Pascoli riscritta in dialetto siciliano
Come è nata questa riscrittura?
Tutto è partito per scherzo durante un’ora nell’aula di lingue. Notando che la prof.ssa Cartella aveva con sé alcuni testi in dialetto di Tommaso Cannizzaro, le ho chiesto incuriosito se fossero davvero scritti nella nostra lingua. Alla sua risposta ho lanciato una provocazione: “Io saprei fare di meglio!”.
La prof.ssa non si è fatta pregare e ha raccolto la sfida: riscrivere in dialetto la celebre poesia Novembre di Giovanni Pascoli. Ho accettato la scommessa ed è così che, da una battuta lanciata in classe, è nato un lavoro di cui vado davvero fiero!

Novembri
L’aria lucìava chi mancu si vidia, u suli spaccava i petri
chi ti vinia i ciccari i pricopi boni
e u ciauru amaru du biancospino
era comu si tu sintii intra o cori…
Ma u cespugliu di susini è siccu,e l’abbiri spogghi
disegnunu ragnatili niri nto n’cielo spettacolari
e u cielo pari pacificu, e vacanti sutta e pedi
rumbulìa a terra.
C’è un silenziu chi fa scantari: sulu quannu ciuscia u ventu
senti i luntanu, di giaddini e dill’otti
i fogghi sicchi chi arrivunu longhi longhi nterra.
E’ na stati ghiacciata, chiddra di motti.
Andrea Vitale II A Liceo scientifico– Sezione “S. Quasimodo”
Davvero bravo ed audace Andrea nell’aver accettato la sfida di tradurre la splendida poesia di Pascoli! Di seguito riproponiamo l’originale per permettervi di riscoprire da vicino i versi indimenticabili del grande Poeta:
Novembre
Gemmea l’aria, il sole così chiaro
che tu ricerchi gli albicocchi in fiore,
e del prunalbo l’odorino amaro
senti nel cuore…
Ma secco è il pruno, e le stecchite piante
di nere trame segnano il sereno,
e vuoto il cielo, e cavo al piè sonante
sembra il terreno.
Silenzio, intorno: solo, alle ventate,
odi lontano, da giardini ed orti,
di foglie un cader fragile. È l’estate,
fredda, dei morti.
Giovanni Pascoli, da “Myricae” (1891)


