Tradizioni autunnali: i ricordi camminano tra noi

Due tradizioni, un’unica radice

Nel cuore dell’autunno due tradizioni si sfiorano: la celtica Halloween, con le sue maschere e lanterne, e il rito siciliano dei morticini che intreccia dolcezza e ricordo.

Apparentemente distanti – l’una di origine celtica, l’altra profondamente mediterranea – queste celebrazioni condividono un’anima comune: il desiderio di tenere viva la presenza di chi non c’è più. Mentre Halloween traveste la paura con il gioco, “i morticini” trasformano il lutto in dono. Entrambe, però, parlano ai bambini e li educano al mistero della morte con delicatezza, li avvicinano al passato con poesia.

Due filastrocche: Ognissanti tra Nord e Sud

Maschere d’ombra” racconta la notte in cui i vivi si travestono per confondersi tra gli spiriti, in un gioco antico di memoria e protezione. “Le mani che tornano” celebra il rito siciliano del 2 novembre, quando i defunti tornano simbolicamente a portare doni ai più piccoli come nonni invisibili che non smettono di amare.

Due riti, dunque, di un’unica memoria collettiva: la morte non è assenza ma trasformazione, il ricordo può essere luce, l’ombra, a volte, sa donare.

Le tradizioni di Halloween
Maschere d’ombra

Nel silenzio d’ottobre che danza tra i rami,
quando il vento sussurra segreti lontani,
si solleva il Velo, sottile e leggero,
tra il mondo che è stato e il mondo sincero.

Camminano lenti gli spiriti antichi,
tra foglie dorate e sentieri già ricchi
di passi di bimbi vestiti da sogno,
che fingono mostri, ma cercano un segno.

Per non farsi prendere da mani smarrite,
indossano maschere, voci svanite,
così che i defunti, confusi dal gioco,
non seguano i vivi nel tempo più fioco.

E sotto ogni trucco, ogni ghigno dipinto,
c’è un cuore che batte, c’è un ricordo distinto.
Halloween non è solo paura o mistero,
ma un ponte di luce nel buio più vero.

Le mani che tornano

Scendono piano dai cieli d’autunno,
tra veli di nebbia e profumo di mosto,
i morticini, con passo leggero,
portano doni nel silenzio più vero.

Non fanno paura, non chiedono pianto,
ma lasciano dolci, giocattoli e incanto.
Sono i nonni, gli zii, le mamme lontane,
che tornano a casa con mani sovrane.

Nel buio gentile del giorno dei santi,
si aprono scatole, si sciolgono canti.
Ogni regalo è un abbraccio che resta,
un filo d’amore che il tempo non pesta.

E i bimbi sorridono, nel gioco e nel cuore,
tra voci che il tempo non porta al dolore.
Così in Sicilia, tra luci e carezze,
i morti son vivi, tra dolci e tenerezze.

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