“Core mio”, teatrodanza contro la violenza di genere

Video di Emmanuel Foti sullo spettacolo “Core mio” della Compagnia delle arti visive
Emozioni ed empatia per il contrasto alla violenza di genere

Reagire ad ogni forma di violenza sulle donne, sensibilizzare un’opinione pubblica non sempre attenta a questo drammatico fenomeno è assolutamente necessario.

Ben vengano, dunque, convegni, incontri, interviste, testimonianze per risvegliare la nostra attenzione. Quando, però, la denuncia assume la dimensione artistica ci colpisce con più forza e immediatezza. Nascono in noi emozioni e sensazioni che ci conducono ad un sentire empatico.

La consapevolezza dell’orrore di questa vigliacca violenza, sia essa fisica o psicologica, ci trafigge improvvisamente mentre ancora stiamo ammirando la bellezza dell’arte. È il caso dello spettacolo di teatrodanza “Core mio” della Compagnia delle arti visive.

Ho assistito allo spettacolo con la mia classe il 24 novembre al teatro Vittorio Emanuele. La rappresentazione era organizzata appositamente per le scuole, in modo da creare un momento di riflessione sulla violenza di genere. Il giorno successivo ricorreva, infatti, la giornata internazionale per il contrasto alla violenza sulle donne.

Teatrodanza

Lo spettacolo si è svolto in un solo atto, mantenendo, così, continuamente viva l’attenzione. Ai balli accompagnati da canzoni inerenti alla tematica, si alternavano monologhi femminili che raccontavano violenze realmente avvenute.

Il pubblico studentesco ha seguito con interesse, emozionandosi nei momenti più intensi. La coreografia ha ben interpretato e trasmesso l’orrore e il dolore delle vicende “narrate”.

Non solo la tematica dello spettacolo, ma la sua intera organizzazione è stata finalizzata alla prevenzione e al contrasto della violenza di genere. Il ricavato dello spettacolo, proposto al pubblico anche il 25 novembre, è stato interamente devoluto al Cirs (Comitato italiano reinserimento sociale) e al Cedav (Centro donne antiviolenza) aumentando, così, la probabilità di realizzare la “casa delle donne”.

La società civile, dunque, unita per eliminare questa nefasto fenomeno, figlio di una sottocultura violenta. La scuola, promuovendo una massiccia partecipazione degli studenti, ha agito ancora una volta come principale comunità educante ai diritti umani e al valore universale della dignità della persona.

Silvia Mannino III L Biotecnologie sanitarie

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