Oltre il 25 novembre: quando la scuola fa rumore

Il 25 novembre non finisce a mezzanotte
Nella Giornata Internazionale per l’Eliminazione della Violenza sulle Donne, anche il nostro Istituto ha deciso di fare le cose in grande. Abbiamo ospitato un convegno dal titolo chiarissimo, e impossibile da ignorare, “Per ricordare di ricordarci. Una Giornata non basta”. Insomma, un promemoria a caratteri cubitali per ricordarci che il 25 novembre non finisce a mezzanotte come un compito su Classroom.
Forze dell’ordine: angeli custodi
L’evento faceva parte delle iniziative di Cittadinanza Attiva del nostro instancabile Comitato Genitori, che stavolta ha deciso di sfoderare la carta “ospiti speciali”.
A rompere il ghiaccio ci ha pensato il Dirigente Scolastico, Prof. Pietro G. La Tona, che, accanto alla professoressa Ivonne Cannata, Referente alla Legalità, dopo aver salutato tutti gli ospiti, ha definito le forze dell’ordine di Bordonaro e Gazzi i nostri veri e propri “angeli custodi”, sempre pronti a vegliare sulla scuola come in una missione speciale.
Basta con questa mattanza!
Poi il microfono è passato al conduttore del convegno, il giornalista e scrittore Nuccio Anselmo, che ha confessato con sincerità di essere stanco di raccontare tragedie simili nei suoi articoli. Ha ricordato che quest’anno siamo già arrivati a 80 femminicidi in Italia, 8 in Sicilia e uno proprio qui, a Messina, quello di Sara Campanella. Ha aggiunto che le ragazze non solo non devono perdere la vita, ma non devono nemmeno essere perseguitate, umiliate o controllate, perché, semplicemente, non esiste alcuna ragione che possa giustificare tutto questo.
Ascoltiamo i campanelli d’allarme
A dialogare con noi studenti sono intervenuti Maria Andaloro, ideatrice di “Posto Occupato” (campagna di sensibilizzazione sociale, virale e gratuita contro la violenza sulle donne) e Lucio Arcidiacono, Comandante Provinciale dei Carabinieri di Messina. Con parole semplici e dirette ci hanno rammentato che questa giornata non è solo un casellino rosso sul calendario, ma un campanello d’allarme che dobbiamo imparare a sentire… e soprattutto a non ignorare come facciamo con le notifiche del registro elettronico.
La Andaloro ha ricordato che il femminicidio è, prima di tutto, un problema culturale. Ha spiegato di aver creato “Posto Occupato” proprio perché, incredibilmente, nel 2025 non siamo riusciti a fermare questa tragedia: ci sono ancora troppe donne che subiscono violenze, anche “invisibili”, come quelle psicologiche.
Il comandante ha sottolineato che, in un certo senso, la vita di Sara Campanella aveva iniziato a spezzarsi già l’anno precedente, quando erano cominciati gli atti di stalking da parte del giovane studente universitario, un ragazzo “solo” che nessuno, né amici né familiari, aveva davvero notato e che avrebbe avuto bisogno di essere aiutato.
Cosa abbiamo sbagliato?
Non sono mancati interventi “da vertigini” da parte dei nostri compagni.
Desiré Franzé, ad esempio, ha chiesto agli ospiti quale ruolo debba avere la scuola in tutto questo.
Il Comandante Arcidiacono ha ricordato l’importanza che hanno oggi le pene più severe e la necessità di rivolgersi sempre agli organi competenti, scuola compresa, quando si avverte che qualcosa non va.
La Rettrice dell’Università di Messina, la dottoressa Giovanna Spatari, che ha avuto modo di stare accanto alla mamma di Sara Campanella, ha detto di avere molta fiducia in noi giovani. All’università affronta spesso temi come questi, eppure proprio una loro studentessa, Sara, è stata uccisa: è inevitabile chiedersi dove si sia sbagliato.
La Rettrice ha sottolineato come i profili delle giovani vittime siano spesso simili: ragazze brillanti, generose, impegnate… forse “troppo” per chi le ha poi annientate. Per questo ha ricordato a tutti noi quanto sia importante essere parte attiva: se si nota qualcosa di stonato, anche un dettaglio, bisogna parlarne e avvisare la persona che potrebbe essere in pericolo.
Parlare per salvare una vita
“Non è fare la spia. È salvare una vita”, ha ricordato il giornalista Anselmo, invitando ancora una volta noi studenti a intervenire con domande e riflessioni.
A quel punto la nostra compagna Valeria Brancato ha preso la parola per chiedere come si possa migliorare concretamente la protezione delle donne.
“Bisogna lavorare sulla sensibilità di ciascuno di noi” ha risposto il Comandante dei Carabinieri. “E quando c’è anche solo il dubbio che qualcuno sia in pericolo, è sempre meglio segnalare. Alcuni comportamenti non fanno parte di una relazione sana”.
Riconoscere i limiti: la responsabilità è maschile
Molto toccante il secondo intervento dell’ideatrice di “Posto Occupato”, che ha ricordato come non debbano essere le donne a portare il peso del “Violenzametro” (il test di autovalutazione online, che raccoglie i segnali a cui prestare attenzione, uno strumento di sensibilizzazione e prevenzione per aiutare le vittime a riconoscere situazioni di pericolo e a capire quali azioni intraprendere per chiedere aiuto), né a dover vigilare continuamente. Dovrebbero essere i ragazzi, ha detto, a conoscere quel testo quasi a memoria, per capire se i loro comportamenti stanno oltrepassando il limite, diventando violenza.
La dottoressa Spartani ha aggiunto che spesso le famiglie, assorbite dai propri problemi, faticano a cogliere le difficoltà dei figli. Per questo è fondamentale una rete che parta dai ragazzi e arrivi fino alle istituzioni. Scuola e università, ha ricordato, sono luoghi sicuri.
Gli stereotipi
Alla domanda del nostro compagno Juan Carlos Cabreja Turro, che chiedeva se non sarebbe utile iniziare a educare già gli alunni della scuola primaria, ha risposto la Rettrice. Ha spiegato che uno dei principali ostacoli sono gli stereotipi ancora presenti in molte famiglie: i bambini crescono spesso pensando che certi lavori siano “da donne” e non “da uomini”. Proprio per questo, ha detto, l’educazione al rispetto deve cominciare presto.
Trovare sempre la forza
Anche la studentessa Sara Cardia ha voluto intervenire con una domanda: “E quando non si ha la forza di chiedere aiuto?”. Il Comandante Arcidiacono ha ribadito che non si può restare a subire: è fondamentale trovare il coraggio di parlare, confidarsi con qualcuno che ci vuole bene e che può fare, al nostro posto, ciò che in quel momento non riusciamo a fare.
Il cortometraggio del Cuppari
Non poteva mancare il cortometraggio realizzato dai nostri compagni del plesso Cuppari, che, sulle note della toccante “Bandiera” di Giulia Mei, ci hanno fatto vibrare il cuore davanti alle parole: “Libera, voglio essere libera… e di morire come mi pare, non massacrata da un criminale”. Un momento di intensa emozione che ha lasciato tutti senza fiato.
Il dottore Giovanni Pasto ci ha portato i saluti del Dirigente dell’Ambito Territoriale, dottor Leon Zingales. Ogni ospite ha offerto un punto di vista diverso, regalando al pubblico spunti preziosi.
Il messaggio finale? Chiarissimo: parlarne serve, ascoltare serve ancora di più, e agire… serve sempre.
Un convegno che non solo ci ha fatto riflettere, ma ci ha ricordato che la consapevolezza non va mai messa in pausa, nemmeno quando suona l’ultima campanella.
Vogliamo lasciarvi con un pensiero attribuito a Shakespeare che il nostro Dirigente ha voluto citare durante l’incontro:
“La donna è uscita dalla costola dell’uomo, non dai piedi perché fosse calpestata, non dalla testa perché fosse superiore, ma dal fianco, per essere uguale; un po’ più in basso del braccio per essere protetta e accanto al cuore per essere amata”.
Ylenia Spadaro IV D Biotecnologie ambientali

